Hai talento? Ecco come dirlo!

Si fa presto a dire talento: ce n’è di tutti i tipi, compreso quello “stereotipato”. Ma se il tuo “spacca”, è ora di parlarne!
Risponde Francesca Contardi, amministratore delegato di Page Personnel.

Un creativo cerca lavoro: come si fa a convincere, durante il colloquio, che non si è solo ‘tecnici’?
Questo aspetto si supera facilmente portando con sé alcuni esempi del proprio lavoro. Durante i colloqui con i creativi, qualche volta abbiamo visto portare album di disegni, in altri casi brochure o prodotti realizzati da loro. Soprattutto ora, grazie ad iPad e tablet, questa è una prassi ancora più diffusa.

Come il selezionatore può riconoscere un creativo al colloquio?
Durante il colloquio, si parla in modo approfondito delle esperienze fatte dal candidato. In questo caso si analizzano insieme i progetti fatti, le tecniche adoperate e i successi ottenuti. Sicuramente i lavori svolti sono la migliore referenza. Per questo, è bene allegare al CV foto o link di quanto realizzato.

Il candidato ideale deve avere un talento in ordine e precisione: come riconoscerlo?
Attraverso le giuste domande, un buon selezionatore è in grado di capire se la persona è un procedurale (mentalmente ordinato che segue uno schema preciso nelle sue azioni), se uno è attento ai dettagli, quanto è responsabile nel portare a termine i compiti affidati.

Come mostrare il proprio talento “a parole”?
Sicuramente la propria presentazione deve affrontare quanti più aree possibili, senza strafare, ma inserendo esempi concreti dove è necessario. Al selezionatore non basta sentirsi dire che uno è bravo, ma vuole capire perché, in quali casi lo è stato, quali sono le competenze acquisite, dove e come.

Come spiegare ad un colloquio di essere capace e camaleontico senza dire la pessima frase “sono disposto a tutto pur di essere assunto da voi”?
Anche in questo caso bisogna fare esempi professionali di adattabilità a situazioni difficili, indicando le situazioni di partenza, le problematiche e come si sono affrontate. La disponibilità al “sacrificio” è apprezzata purché non sia poi solo a parole e le domande dei selezionatori sono poste in modo da fare verifiche incrociate.

Un’azienda cerca un candidato che sappia lavorare in team. E questa è una capacità che viene inserita in tutti i cv. Allora, come riconoscere questo talento “sociale” durante un colloquio?
La capacità di lavorare in team si “allena“ anche fuori da un ufficio. All’università si fanno spesso gruppi di lavoro. Chi gioca a calcio o a pallavolo deve avere uno spirito di squadra ben sviluppato. Chi ha avuto esperienze di lavoro in team, anche di natura sportiva o conviviale, sicuramente sa già cosa vuol dire far parte di un gruppo e che dinamiche si instaurano. Soprattutto sa se il lavoro in team gli piace o preferisce essere un indipendent player.

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Reinventarsi: ecco come fare

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Inventarsi un lavoro dopo il carcere

Fornire strumenti e competenze necessarie affinché le donne detenute entrino nel mondo del lavoro quando tornano in libertà. Se le opportunità di impiego scarseggiano, a maggior ragione per donne che escono dal carcere, la soluzione è inventarsi una professione o un’attività autonoma che valorizzi passioni e capacità personali.
È questa la filosofia che guida FumneIndependent, il nuovo progetto de Lacasadipinocchio dedicato alle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, e realizzato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.
Dopo anni di lavoro a contatto con la detenzione, le operatrici della Lacasadipinocchio hanno constatato che una delle difficoltà più grandi per le detenute è affrontare il momento della scarcerazione e del reinserimento nella società civile e nel mondo del lavoro. In un periodo che offre poche opportunità anche ai giovani laureati, diventano ancora più scarse le possibilità di un inserimento lavorativo per le donne detenute che a fine pena vogliono ricominciare da capo. Da qui la scelta di incentivare il lavoro autonomo, pensando in particolare ai mestieri tradizionali che si vanno perdendo e alla richiesta del mercato di figure professionali in linea con l’accresciuta sensibilità commerciale, estetica, culinaria, di servizio e di tempo.
“Un nuovo modo di affrontare il mondo del lavoro, in linea con le molteplici iniziative nate in questi anni fuori dalle mura carcerarie per guidare e sostenere chi vuole reinventarsi una vita professionale” sottolinea Monica Cristina Gallo, responsabile del progetto “Con FumneIndependent”, continua “lavoriamo per ricostruire un futuro per le donne detenute, attraverso la riscoperta di passioni e capacità personali, con attenzione alle richieste del mercato, e soprattutto senza trascurare i possibili introiti e l’indipendenza economica che ne deriva”.
Il progetto, che durerà due anni, prevede due cicli di formazione sul lavoro autonomo all’anno – svolti in carcere – a partire dal primo incontro in programma ieri, venerdì 21 febbraio. “Il primo passo è stato creare un team di professioniste in grado di offrire le competenze necessarie sui quattro temi su cui si sviluppa il percorso formativo: business plan, ricerca di finanziamenti, coaching e comunicazione” spiega Monica Gallo. “L’entusiasmo per il progetto è stato evidente fin dalla fase di selezione, abbiamo ricevuto infatti l’adesione di moltissime giovani professioniste piemontesi, tutte molto preparate e consapevoli della delicatezza del loro incarico”.
Le donne detenute che partecipano agli incontri formativi saranno inizialmente 40, 10 perogni ciclo. Ancora una volta dalla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino prende il via un modello di lavoro e studio a favore del reinserimento esportabile in tutta Italia.

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Il curriculum efficace

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Lavoro e maternità

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