Pubblichiamo, adesso, l’idea di Loredana sia per la sua originalità, sia per il suo entusiasmo davvero contaggioso, in barba alla crisi! “Per molti sono solo oggettini cattura-polvere e kitsch, per me, invece, i souvenirs dei viaggi sono sempre stati una piccola fissazione! Non sono mai tornata dalle vacanze senza qualcosa di simbolico da esporre o regalare e, nel tempo, ho inziato a fare delle piccole collezioni. Ad esempio, quella di ditali illustrati, quella di cucchiaini con manici/cartolina, quindi c’è stato il periodo delle calamite e quello delle bamboline… Peccato che tante persone gettino nella spazzatura i souvenirs che ricevono! Io ho pensato, piuttosto, di farne un negozio on line per scambiarli o regalarli, così chi vuole implementare la sua collezione può farlo. Certo, non è lo stesso che acquistare gli oggetti in viaggio però aiuta a sognare e, perché no, a far venire la voglia di visitare posti che non si conoscono. Vorrei il vostro parere e, soprattutto, mi piacerebbe sapere se ci sono siti simili. Io non ne ho trovati”.
Un sito per i souvenirs dimenticati!
Drogherie e calzolerie: sono davvero passate di moda?
Mentre noi ci siamo presi una piccola vacanza, la casella di posta si è riempita di belle idee. Quanto entusiasmo anche per le nuove rubriche di Inventa Lavoro! Difficile selezionare le richieste ma intanto diamo la precedenza a chi ha bisogno di aiuto/consigli. Soprattutto dei vostri! Questo post raccoglie due idee che hanno a che fare con i mestieri di una volta…
L’idea di Faustina. “Personalmente odio fare la spesa al supermercato, mi perdo tra mille offerte, la pubblicità mi fa riempire il carrello di cose inutili e torno puntualmente a casa con il solito dilemma della cena! Senza contare che non trovo mai quelle piccole cose che servono in casa ma che non si trovano negli scaffali principali (anzi, forse non ci sono proprio!). Ad esempio della buona cera, i sugheri…. Così, visto che da poco ho perso il lavoro, ho pensato che vorrei ri-aprire l’insegna di mio nonno, una drogheria. Come quelle che c’erano una volta, quindi con un tocco vintage che è sempre molto rassicurante e con tutti i piccoli reparti che ne facevano luoghi affascinanti e pieni di odori. Ad esempio, la parte dedicata alla torrefazione, quella dove c’erano candele e saponi, un settore con i prodotti naturali per pulire la casa, i tè… quel di tutto un po’ che ne faceva dei luoghi magici. Francamente, però, mi vengono tanti dubbi: puntare solo su prodotti un po’ rari e marche introvabili oppure anche su quelle più commerciali? Dovrei fare dei corsi per la torrefazione del caffè? Come mi posso preparare al meglio? Sono aperta ai vostri consigli, soprattutto a chi ha già una drogheria o l’ha avuta in passato”. A noi questa idea piace tantissimo (da un po’ ci chiedevamo, come Faustina, perché questi piccoli paradisi fossero spariti e ci fa piacere che qualcuno cominci a sentirne la mancanza!).
L’idea di Emiliano. “Sì, voglio fare il calzolaio, è un mestiere che mi affascina e che ho imparato da autodidatta, proprio come un vero hobby. Si tratta di un mestiere che nessuno vuole fare più perché oggi le scarpe sono usa e getta, questo è chiaro, ma se le scarpe sono di buona qualità chi si azzarda a buttarle? Inoltre, io mi diverto anche a sperimentare. Ad esempio, per un’amica ho verniciato un paio di decolleté verdi trasformandole in bianco latte, così le ha indossate per il suo matrimonio, mentre una collega (al momento sono impiegato in una piccola ditta di trasporti) mi ha chiesto di traforare i suoi stivali che avevavo delle macchioline ed ora sono perfetti per l’estate! Insomma, se reinventassi questo mestiere?”. Perché no, Emiliano? Forse i nostri lettori possono darti qualche altra idea per partire con… la scarpa giusta!
Foto da http://bruschidettagli.wordpress.com/tag/drogheria-torielli/
Fate il grande salto. Oggi!
Le idee non mancano, il talento nemmeno e la riuscita non è nemmeno tanto un’incognita, eppure aspettate sempre il “grande giorno”, quello in cui vi sentirete davvero sicuri di fare il salto e immergervi totalmente in qualcosa di solo vostro. Ma cosa state aspettando sul serio? Perché non vi sembra mai il momento più adatto per mollare tutto e mettervi in proprio? Oggi, vi chiediamo di “sbloccare” la vostra situazione partendo proprio dal porvi le domande giuste. Noi ve ne suggeriamo alcune.
Cosa potrebbe accadere nella peggiore delle ipotesi se il vostro progetto andasse male? Rispondete con sincerità a questa domanda, meglio se per iscritto, valutando l’impatto di un vostro fallimento sul breve, medio e lungo periodo anche su più fronti. Ad esempio, scrivete: impatto medio sulle finanze personali, alto sulla credibilità di chi mi stima ecc…
In termini pratici cosa succederebbe esattamente? Con questa domanda vi chiediamo di releggere le risposte che avete dato alla precedente e di trasformarle in effetti concreti, piccole o grandi cose che potrebbero verificarsi nella vostra vita in caso di sconfitta (per tornare agli esempi di prima: dovrei rinunciare alla macchina, gli amici non mi chiederebbero più consigli…).
Come potreste recuperare e in quanto tempo a questi effetti? Questa domanda serve per permettervi di capire se i “danni” provocati possano davvero dirsi irreversibili. Nella maggior parte dei casi potreste trovarvi di fronte a tutti effetti risolvibili nel breve o medio termine.
Quali sarebbero invece i benefici di un successo? Come avete fatto per gli effetti negativi, dettagliate anche quelli positivi. Siate concreti (es. non avrò limiti di orario, lavorerò in un ambito che mi piace, starò più tempo con gli amici, aiuterò ecomonicamente i miei genitori…). E’ importante che riusciate a visualizzare in termini pratici come cambierà la vostra vita.
Cosa vi state perdendo nel procrastinare? Quanto vi costa farlo? Questa domanda approfondisce la precedente. Cercate di focalizzare i vantaggi che potreste avere nell’immediato e che avreste comunque anche se tutto andasse storto. Misurate anche il costo (in termini di tempo, energia, denaro ecc…) della vostra fase di stallo.
Qual è la cosa da fare che vi fa più paura? Se poteste saltare un passaggio tra tutti quelli che occorrono per realizzare il vostro progetto cosa preferireste non fare?
In genere la risposta a questa domanda è il motivo che vi fa tentennare e che funziona da vero “blocco”, più che il progetto nella sua generalità. Per avere successo, infatti, è importante accettare di fare cose noiose che è umano tendere a procrastinare.
Che cosa succederà se non uscirete da questa fase di stallo nei prossimi 5 o 10 anni?
Questa è la domanda più “dura”, quella che vi permette di proiettarvi nel futuro e di immaginare una vita che non vi appartiene o, peggio, un’infelicità radicata. Visualizzate questa immagine di voi e poi associatela, invece, a quella del vostro io che ha avuto successo ed ha realizzato i propri desideri.
Speriamo che queste domande vi aiutino a prendere coraggio e a pensare ottimisticamente al futuro. Fin da adesso. Il successo passa per le risposte che vi date, ma dovete essere certi che vi state ponendo le domande giuste.
Foto da http://successonline.com.au
Le nuove Pubbliche Relazioni raccontate da chi le fa
Le nuove Pubbliche Relazioni? Si fanno con il sorriso, tanta preparazione e i blu jeans. Parola di Simona Gelosa, ideatrice del progetto NotaMi, un team giovane ed effervescente che si è raccontato per Inventa Lavoro in questa intervista. Se aspirate a lavorare nel settore, leggete e prendete appunti.
Simona, come hai deciso di intraprendere questo percorso?
Il mio percorso professionale è iniziato nel 2008, immediatamente dopo la laurea in Pubbliche Relazioni e Pubblicità. Dopo aver girato alcune agenzie di comunicazione e “provato” tutti i contratti possibili, ho deciso di crearmi uno spazio di comunicazione “a mia misura”.
Ci parli di NotaMi? In cosa si distingue rispetto alle altre agenzie di comunicazione?
NotaMI è un progetto corale che coinvolge persone con professionalità ed esperienze molto diverse. Tutte, naturalmente, provengono dal mondo della comunicazione o del giornalismo. L’aspetto che riteniamo fondamentale è che, in ogni singolo progetto, vengono coinvolti solo i professionisti che hanno esperienze pregresse in campi affini. Se, ad esempio, dobbiamo lanciare il singolo di un nuovo artista, la strategia e l’operatività saranno coordinate da una persona che ha già lavorato in questo campo. E via dicendo per tutti gli aspetti della comunicazione: sceglieremo di volta in volta la personalità e la professionalità più adatta. La nostra forza è nel binomio specializzazione e coordinazione.
Inoltre facciamo del sorriso e del sano divertimento una caratteristica insita ed irrinunciabile. Non crediamo troppo al bon ton stucchevole e ingessato. Ci piace essere in completa empatia con i nostri clienti, se loro lo permettono diamo subito del tu, agli appuntamenti andiamo sempre molto preparati, ma questo non significa che dobbiamo essere necessariamente in tailleur. Insomma, il sorriso è una nostra caratteristica, al pari della preparazione e della serietà.
Come è nata NotaMi? Ci racconti gli step più importanti che hai affrontato per la realizzazione dell’agenzia?
NotaMI è nata un anno fa (proprio nei giorni scorsi ha compiuto un anno!), in maniera molto spontanea. Non mi sono messa a tavolino e ho pensato “ora creo un’agenzia”, anzi. Prima della “struttura”, in realtà è nato il team che poi ho deciso di racchiudere all’interno di NotaMI, ma semplicemente per una questione di identità ed uniformità. Il nome stesso è nato quasi per gioco: cercavamo qualcosa di breve, deciso, ma anche chiaro e simpatico. Giocando con le parole – e grazie, di nuovo, alla condivisione di spazi e tempi con le persone ed in particolare con Elena Sandre, una delle copy più geniali che io conosca – è nato NotaMI, che significa, in forma imperativa, “accorgiti di me”. Lo scopo vero ed unico delle PR e della comunicazione. L’iter di creazione di un progetto come il nostro è molto semplice e snello: burocraticamente siamo tutti freelance (ognuno, per intenderci con la propria partita IVA e il proprio commercialista).
Quali sono stati i principali ostacoli?
Credo che l’aspetto più difficile per chi, come noi, ha messo in moto una macchina simile, sia rendersi credibili e far capire ai clienti – attuali e potenziali – che il nostro lavoro (anche se siamo giovani e non abbiamo alle spalle un nome famoso) deve essere pagato, esattamente come viene retribuito il lavoro di tutti gli altri PR. In quest’anno ci siamo seduti a molti tavoli – anche importanti – per presentare piani di comunicazione che erano sempre molto belli, accattivanti e perfetti finché non si arrivava alla slide “budget”. Io credo che il lavoro di tutti debba essere retribuito sempre, che non si debbano mai fare prove gratuite o accettare compromessi tipo “vediamo se il primo comunicato funziona, poi ti paghiamo”. Quando andate in un negozio di vestiti dite ai commessi “porto a casa questo abito, lo indosso per un po’ e poi se mi sta bene – magari – torno a pagare?”. No, giusto? E allora perché dovremmo accettare una cosa simile noi “comunicatori?”
Quali le spese più ingenti?
Essendo noi – al momento – un team di freelance non abbiamo dovuto sostenere spese per la costituzione di una società. Sosteniamo giornalmente le spese classiche che hanno tutte le persone che lavorano: telefono, trasporti, stampe… niente di eclatante, insomma!
Di cosa non si può fare assolutamente a meno oggi per emergere?
Di preparazione, creatività e tanta voglia di mettersi in gioco. Nessun compromesso e nessuna scorciatoia.
In quanto tempo cresce un progetto come il vostro?
Dobbiamo crescere ancora molto ma penso, comunque, che dopo il primo anno di attività i tempi siano maturi per fare un primo bilancio. Il nostro, allo stato attuale, è molto positivo!
Cosa consigli a chi vuole avviare un business nel settore della comunicazione?
Oltre ad impegno e costanza – che sono fondamentali in questa, ma anche in tutte le altre attività – consiglio di essere il più curiosi possibile, ascoltare ed approfondire. Credo sia fondamentale, inoltre, essere sempre capaci di stupirsi e non essere mai prevenuti.
Cosa vedi nel mondo delle PR di domani?
Il mercato delle PR è molto strano. È molto affollato e tutti pensano di essere in grado di fare ufficio stampa o Pubbliche Relazioni. In realtà, per non fare danni (alle volte la comunicazione può essere addirittura controproducente), occorre grande esperienza, capire quando e come comunicare in modo efficace e anche quando tacere. Negli ultimi tempi, ci si è spostati verso quelle che vengono definite “digital PR” che – se gestite in modo sapiente – amplificano notevolmente la portata della comunicazione attraverso i media tradizionali. Direi che la combinazione “digital + ufficio stampa classico” (e non solo una di esse) sia la strada migliore.
Un tour operator per appassionati di mercatini
L’idea di Monica e Matteo. “La nostra vera passione sono i mercatini di antiquariato e brocante, non ce ne perdiamo uno e ormai conosciamo tutti i maggiori eventi in Italia. Inoltre, anche quando programmiamo una vacanza all’estero ci sono sempre tappe obbligate a mercatini e vide greniers… una piccola ossessione nella quale, nel tempo, abbiamo coinvolto anche tanti amici che ci chiedono consigli su dove trovare questa o quella cosa. Quando, poi, partono per la Francia o l’Inghilterra siamo noi che li forniamo di indirizzi per fare i migliori affari! Per questo ci era venuta l’idea di realizzare un tour operator che organizzasse viaggi brocante. Certo, con tappe anche in giardini storici e ville d’epoca ma focalizzati soprattutto sui mercatini, in particolare le ‘tappe’ più importanti. Inoltre, facendo viaggi organizzati si può dormire in castelli o chambre d’hotes che sono comunque molto apprezzati da chi ama le cose antiche e autentiche. Pensiamo anche che muoversi insieme, con un pullman renda più facile il trasporto di oggetti preziosi o un pochino ingombranti (anche se comunque bisognerebbe mettere dei limiti di peso/dimensioni per gli acquisti!). Ovviamente si tratterebeb di un tour operator on line con partenze da varie città d’Italia. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano soprattutto gli appassionati del genere e, se possibile, raccogliere ancora altri indirizzi per i nostri pacchetti. Chi ci aiuta?”. Pubblichiamo questa idea perché troviamo che sia davvero molto originale, voi che ne dite?
Immagine da www.vergigny.fr
Imparare l’arte della resilienza
In momenti di crisi economica sempre più aziende sono costrette a tagli o, almeno, a limitare le assunzioni. Ma chi saranno, allora, i pochi privilegiati che il sistema tenderà a “salvare”? Noi crediamo che siano soprattutto i “resilienti”, una categoria di elementi che Tom Peters ha descritto molto bene nel suo best seller “Le piccole grandi cose. 163 modi per raggiungere l’eccellenza“. Ecco qui sono le caratteristiche del resiliente. Vi riconoscete?
Essere allegri, sicuri e prenderla con umorismo. I resilienti hanno un tipo di energia “pacata” tipica di chi è sicuro di se stesso (a volte possono avere dei picchi di vivacità perché sono persone che hanno bisogno di sentirsi vive). Sono collaboratori dei quali ci si può fidare e che quando tutto va storto riescono persino a sdrammatizzare…
Amare il cambiamento. I resilienti hanno fatto tanti lavori tutti diversi. E ne sono contenti.
Preferire i fatti. Non disdegnano il confronto e capiscono il valore della comunicazione ma, più di tutto, sono gente “d’azione”.
Prendere delle decisioni, nel bene o nel male. I resilienti fanno ciò che è inevitabile anche se questo significa fare la scelta più dolorosa…
Empatia. I resilienti capiscono anche chi non lo è quanto loro ed infatti si trovano bene nel lavoro di squadra.
Disobbedire se serve. Un conto è riconoscere le gerarchie ed i ruoli un conto fare la cosa giusta, per questo i resilienti non dicono sempre “sì, signore” e qualche volta… fanno di testa loro!
C’è qualcosa che dovete ancora imparare?
Foto da www.hopestreetcentre.co.uk
Tutto sulla professione del profiler
Tracciare l’identikit di un criminale non è uno scherzo e richiede doti che vanno al di là dell’investigazione e della psicologia. Per capirne la razza, lo status sociale e l’età ci vuole un profiler, cioè una figura specifica che lavora su basi statistiche. Un lavoro affascinante non trovi?
Puoi farlo se: il mondo del crimine ti affascina, sei curioso, un fine osservatore, molto analitico e ti fidi più delle statistiche che dell’intuito.
Cosa fai esattamente: Il profiler fa da supporto all’investigazione, circoscrivendo il numero di sospetti e indirizzando le indagini, suggerisce strategie investigative e studia eventuali collegameni tra i crimini (questa fase si definisce più propriamente Case linking).
Gli studi giusti: il percorso ideale è la laurea in Psicologia con una specializzazione in criminologia o affini, ma anche i laureati in Giurisprudenza o in Medicina hanno le porte aperte a questa professione. Se, però, miri ad una formazione specifica a Bologna si può frequentare la Laurea Specialistica in Criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza. Il corso è ad accesso libero (bisogna affronatre solo una verifica sulla preparazione generale). Un’altro link utile per la formazione continua: www.criminologi.com
Muoviti così: Tieni conto che in Italia è ancora molto difficile affermarsi come profiler quindi conta molto la capacità di riuscire a comunicare bene il proprio talento. Dopo la laurea, iscriviti all’Albo degli Psicologi, poi, essendo una professione nuova, il profiler deve farsi conoscere, meglio ancora se attraverso un “case history”. Se, ad esempio, c’è un caso che ti ha appassionato studialo con cura (puoi richiedere anche le sentenze pubbliche in tribunale) e presentalo alle forze dell’ordine. In questo modo si ha la possibilità di essere chiamati per indagini future. Anche farsi conoscere nel mondo degli avvocati, pubblici ministeri e giudici aiuta a far crescere la propria notorietà che ovviamente deve essere supportata da indubbie qualità e talento. Nel frattempo, controlla sembre i bandi dell’Arma dei Carabinieri perché un profiler può fare il concorso come Ufficiale del Ruolo Tecnico e entrare nei RIS (www.carabinieri.it). Preferisci la Polizia? Anche in questo caso, devi superare il concorso e poi chiedere l’assegnazione presso l’U.A.C.V. (Unità di analisi del crimine violento).
Se scegli la libera professione: ti basta aprire una Partita Iva e in tal caso guadagnerai a perizia (dai 1000 euro in su).
Un’agenzia per addii al nubilato
Anche questo fine settimana lasciamo spazio a qualche vostra idea che chiede “rinforzi”. Partiamo dal progetto di Alessandra.
L’idea di Alessandra. “Se c’è una cosa nella quale mi sento brava quella è la realizzazione di feste, poi se sono a sorpresa è davvero il massimo! Ecco perché mi coinvolgono sempre negli addii al nubilato. Ultimamente, però, stavo pensando a questo talento come a qualcosa su cui investire per avviare una mia attività e volevo concentrarmi proprio sulle feste per le future sposine. Chiunque ha organizzato un addio al nubilato, infatti, conosce la difficoltà di trovare idee originali, che non siano le solite serate a base di alcool e bei fusti. La mia idea era quella di realizzare dei pacchetti che prevedessero esperienze particolari, uniche, tra le quali possano esserci quelle adatte per ogni ‘tipo’ di sposa. Ad esempio, giri in mongolfiera con le amiche, cene con cuochi a domicilio, happy hour in location fuori dal comune. Potrei fare questo lavoro proprio come un’agenzia vendendo i miei pacchetti on line. Mi piacerebbe avere consigli e opinioni”. Allora, via libera ai suggerimenti.
Foto da www.utile.fr
La prima pasticceria dedicata all’éclair
Chi è stato almeno una volta in Francia ha certamente assaggiato l’éclair, delizia dolce, simile ad un bignè allungato e farcita nei gusti più vari. I francesi amano a tal punto questo dolce che c’è chi ha pensato bene di farne un business. È nato così L’Atelier de l’Éclair Paris, prima pasticceria haute couture dedicata esclusivamente all’universo dell’éclair. Una realtà che abbiamo voluto conoscere meglio attraverso l’intervista che state per leggere. E voi, non siete un po’… golosi?
Potete dirci di più sull’idea e sugli esordi?
L’Atelier de l’Eclair è nato dall’incontro di tre giovani diplomati con il sogno di realizzare una start up. Tutti golosi e appassionati di pasticceria, ci siamo interessati ad un grande classico dei dessert francesi, sebbene non osannato come gli altri… l’éclair, appunto. Un rapido studio di marketing ci ha dato ragione: l’éclair è il dolce più amato dai francesi! Allora, basta con i macarons e viva l’éclair !
Così avete deciso di lanciarvi?
Prima abbiamo incontrato diversi pasticceri per mettere a punto la nostra ricetta, finché non abbiamo scelto di lavorare con Loïc
Bret, primo premio degustazione al World Chocolate Master e finalista al MOF (Meilleur Ouvrier de France): era la persona giusta per creare gli éclair più buoni! La nostra ambizione, infatti, è quella di diventare un punto di riferimento dell’éclair a Parigi e, in seguito, anche nel mondo.
Da chi è composta la vostra squadra?
Siamo tre soci: Gaspard de Malézieux, Pierre-Henri Bonnan, Guillaume Simonnet e un grande chef pasticcere: Loïc Bret.
Gli inizi sono stati difficili?
All’inizio di un’attività ci sono sempre un sacco di correzioni, miglioramenti, aggiustamenti sia per quanto riguarda la produzione che la qualità del servizio, ma non possiamo parlare di vere e proprie difficoltà. E la risposta è andata ben oltre le aspettative. Possiamo dire che, ad oggi, L’Atelier de l’Éclair Paris è un vero successo. Moltissime persone vengono a trovarci per provare con il palato ma anche con gli occhi i nostri éclair.
Il vostro business ha richiesto un investimento importante?
Sì, abbiamo dovuto investire molto, non solo di tasca nostra ma aggiungendo anche un prestito bancario.
Nuovi progetti?
Dopo il successo in Francia, vorremmo conquistare con i nostri éclair anche altri Paesi, tra i quali anche l’Italia, perché no? Il genere di sviluppo che prevediamo è attraverso investitori locali, non in franchise, ma è un progetto al quale stiamo ancora lavorando.
Le mosse giuste:
Studiate il mercato! Se anche voi avete una specialità e questa intervista vi ha fatto venir voglia di farne un vero e proprio business, come i tre soci de L’Atelier de l’Eclair, imparate dalle loro mosse: fate prima di tutto un piccolo studio di marketing per capire quanto possa essere vincente la vostra idea. Se poi il dolce che volete vendere è qualcosa di assolutamente inedito, cercate di farlo assaggiare il più possibile e proteggete la ricetta. Per sapere di più sulla registrazione dei marchi e la loro protezione, cliccate qui.
Cercate lo chef giusto. Uno degli aspetti chiave dell’impresa che vi abbiamo raccontato è stato la ricerca del pasticcere giusto. Se non siete voi stessi degli chef o non avete la formazione adatta per la produzione che vi occorre, puntate in alto. I risultati dipendono soprattutto da chi mette le mani in pasta! A questo punto, consultate il vostro commercialista che vi guiderà nei vari steps burocratici per l’avvio dell’attività.
Curate l’immagine. Quando tutte le carte sono a posto e il Comune ha lasciato passare i 30 gg di rito dalla vostra Comunicazione di inizio attività senza dichiarare “nulla in contario” potete dare il via alla comunicazione che, nel caso di una pasticceria haute couture (come L’Atelier de l’Eclair) passa anche attraverso le scatole, la carta, i nastri e… qualche assaggio gratuito.

















