Un’agenzia per addii al nubilato

Anche questo fine settimana lasciamo spazio a qualche vostra idea che chiede “rinforzi”. Partiamo dal progetto di Alessandra.
L’idea di Alessandra. “Se c’è una cosa nella quale mi sento brava quella è la realizzazione di feste, poi se sono a sorpresa è davvero il massimo! Ecco perché mi coinvolgono sempre negli addii al nubilato. Ultimamente, però, stavo pensando a questo talento come a qualcosa su cui investire per avviare una mia attività e volevo concentrarmi proprio sulle feste per le future sposine. Chiunque ha organizzato un addio al nubilato, infatti, conosce la difficoltà di trovare idee originali, che non siano le solite serate a base di alcool e bei fusti. La mia idea era quella di realizzare dei pacchetti che prevedessero esperienze particolari, uniche, tra le quali possano esserci quelle adatte per ogni ‘tipo’ di sposa. Ad esempio, giri in mongolfiera con le amiche, cene con cuochi a domicilio, happy hour in location fuori dal comune. Potrei fare questo lavoro proprio come un’agenzia vendendo i miei pacchetti on line. Mi piacerebbe avere consigli e opinioni”. Allora, via libera ai suggerimenti.

Foto da www.utile.fr

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La prima pasticceria dedicata all’éclair

Chi è stato almeno una volta in Francia ha certamente assaggiato l’éclair, delizia dolce, simile ad un bignè allungato e farcita nei gusti più vari. I francesi amano a tal punto questo dolce che c’è chi ha pensato bene di farne un business. È nato così L’Atelier de l’Éclair Paris, prima pasticceria haute couture dedicata esclusivamente all’universo dell’éclair. Una realtà che abbiamo voluto conoscere meglio attraverso l’intervista che state per leggere. E voi, non siete un po’… golosi?

Potete dirci di più sull’idea e sugli esordi?
L’Atelier de l’Eclair è nato dall’incontro di tre giovani diplomati con il sogno di realizzare una start up. Tutti golosi e appassionati di pasticceria, ci siamo interessati ad un grande classico dei dessert francesi, sebbene non osannato come gli altri… l’éclair, appunto. Un rapido studio di marketing ci ha dato ragione: l’éclair è il dolce più amato dai francesi! Allora, basta con i macarons e viva l’éclair !

Così avete deciso di lanciarvi?
Prima abbiamo incontrato diversi pasticceri per mettere a punto la nostra ricetta, finché non abbiamo scelto di lavorare con Loïc Bret, primo premio degustazione al World Chocolate Master e finalista al MOF (Meilleur Ouvrier de France): era la persona giusta per creare gli éclair più buoni! La nostra ambizione, infatti, è quella di diventare un punto di riferimento dell’éclair a Parigi e, in seguito, anche nel mondo.

Da chi è composta la vostra squadra?
Siamo tre soci: Gaspard de Malézieux, Pierre-Henri Bonnan, Guillaume Simonnet e un grande chef pasticcere: Loïc Bret.

Gli inizi sono stati difficili?
All’inizio di un’attività ci sono sempre un sacco di correzioni, miglioramenti, aggiustamenti sia per quanto riguarda la produzione che la qualità del servizio, ma non possiamo parlare di vere e proprie difficoltà. E la risposta è andata ben oltre le aspettative. Possiamo dire che, ad oggi, L’Atelier de l’Éclair Paris è un vero successo. Moltissime persone vengono a trovarci per provare con il palato ma anche con gli occhi i nostri éclair.

Il vostro business ha richiesto un investimento importante?
Sì, abbiamo dovuto investire molto, non solo di tasca nostra ma aggiungendo anche un prestito bancario.

Nuovi progetti?
Dopo il successo in Francia, vorremmo conquistare con i nostri éclair anche altri Paesi, tra i quali anche l’Italia, perché no? Il genere di sviluppo che prevediamo è attraverso investitori locali, non in franchise, ma è un progetto al quale stiamo ancora lavorando.

Le mosse giuste:
Studiate il mercato! Se anche voi avete una specialità e questa intervista vi ha fatto venir voglia di farne un vero e proprio business, come i tre soci de L’Atelier de l’Eclair, imparate dalle loro mosse: fate prima di tutto un piccolo studio di marketing per capire quanto possa essere vincente la vostra idea. Se poi il dolce che volete vendere è qualcosa di assolutamente inedito, cercate di farlo assaggiare il più possibile e proteggete la ricetta. Per sapere di più sulla registrazione dei marchi e la loro protezione, cliccate qui.
Cercate lo chef giusto. Uno degli aspetti chiave dell’impresa che vi abbiamo raccontato è stato la ricerca del pasticcere giusto. Se non siete voi stessi degli chef o non avete la formazione adatta per la produzione che vi occorre, puntate in alto. I risultati dipendono soprattutto da chi mette le mani in pasta! A questo punto, consultate il vostro commercialista che vi guiderà nei vari steps burocratici per l’avvio dell’attività.
Curate l’immagine. Quando tutte le carte sono a posto e il Comune ha lasciato passare i 30 gg di rito dalla vostra Comunicazione di inizio attività senza dichiarare “nulla in contario” potete dare il via alla comunicazione che, nel caso di una pasticceria haute couture (come L’Atelier de l’Eclair) passa anche attraverso le scatole, la carta, i nastri e… qualche assaggio gratuito.

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Se condividessimo il negozio?

L’idea di Aurora. “Ho 48 anni e da sempre coltivo la passione per intimo bimbi e biancheria per la casa, sono in grado di cucire e realizzare tante cose con la stoffa e personalizzarle con la macchina da ricamo. Da diversi anni ho voglia di aprire un laboratorio/ negozio ma mi rendo conto che avrei bisogno di una socia che coltivi la mia stessa passione e che sia brava nel cucire! Avrei pensato di prendere un piccolo spazio in un altro negozio gia’ avviato e di crearvi il mio laboratorio, vista la crisi si potrebbe dividere la spesa e incrementare con  cose artigianali! C’è qualcuno che a Firenze centro sarebbe disposto a farmi posto? Ad esempio chi si occupa di altri settori creativi come il cake design oppure l’arredamento. Aspetto fiduciosa che Inventa Lavoro mi faccia sapere”.
Se volete raccogliere l’idea di Aurora, scriveteci a: inventalavoro@gmail.com, vi metteremo in contatto con lei.

Foto da: http://squarepennies.blogspot.fr

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Una directory per la Puglia

Oggi, ancora qualche idea che ha bisogno di far crescere e conoscere la sua iniziativa. Partiamo da quella di Annalisa.
L’idea di Annalisa. “Sono di Ginosa, provincia di Taranto, e sto cercando di mettere in atto una mia idea che si chiama MeetPuglia, una directory della meeting &event industry pugliese. In altre parole, vuole essere un punto di riferimento per tutti gli operatori che scelgono la Puglia come location per i loro eventi (meeting, workshop etc). Il sito, ancora in costruzione è  www.meetpuglia.com. Vorrei riuscire a coinvolgere operatori come aziende, professional congress organiser, masserie, resort e altri che scelgono la Puglia per organizzare meeting, workshop etc. L’idea nasce circa un anno fa, dopo uno stage presso un’agenzia di event management in Puglia. Mi resi conto che mancava un punto di riferimento regionale in grado di dare assistenza all’operatore che volesse organizzare eventi in Puglia. Ad alimentare ulteriormente la mia idea è stata la mancanza di un convention bureau regionale o provinciale”. A noi sembra una bella opportunità sia per Annalisa che per eventuali partners. Che ne dite?

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Così ho creato la mia etichetta discografica

Camilla Salerno ha creato "Cimice", etichetta indipendente che promuove gli artisti attraverso canali convenzionali e sperimentali.

Spezzare il meccanismo in cui oggi la discografia è incastrata, puntando molto sul contatto umano e usando il web come canale privilegiato, questi gli obiettivi di Camilla Salerno che, cresciuta professionalmente a “Non ho l’età”, l’etichetta milanese di Mara Maionchi, ha deciso di fondare Cimice che rivolge il suo interesse in particolare agli artisti emergenti. Abbiamo intervistato questa giovane imprenditrice per conoscere meglio il suo progetto che promette anche “azioni virali” (ma per ora non è dato saperne di più) e capire come nasce un’etichetta discografica.

Qual è la tua formazione?
Sono laureata alla Iulm e ho un master in copywriting. Ho fatto innumerevoli stage e lavorato per un periodo in pubblicità, prima di sentire le sirene di Ulisse per la discografia.

Quando hai deciso di metterti in proprio?
Sentivo da qualche tempo che il mio spazio alla Non ho l’età cominciava a starmi stretto, avevo la necessità di sperimentare. Poi un giorno l’illuminazione: creo una mia etichetta. Devo dire che il supporto di tutti è stato incoraggiante.

In cosa si distingue Cimice dalle altre etichette?
Quello che Cimice crea è un percorso fatto di piccole tappe, non del grande sparo e se non va arrivederci e grazie. Continuo a provare con i media tradizionali e il web, ma diciamo che il tutto però è supportato da un ritorno al contatto umano costante. Purtroppo o per fortuna ho una propensione creativa che mi spinge anche a tentare strade poco battute in discografia, cerco di unire il mio background di advertising al marketing discografico.

Perchè “Cimice”?
Ieri ho scoperto che esistono anche cimici schifose, ma la “mia” cimice deriva dalle cimici che si usano nello spionaggio, quindi

"Credo molto nel ritorno ad un contatto umano, ad una collaborazione continua con l'artista. E poi, confido nella mia esperienza nel mondo dell'advertising. Oggi la musica passa anche attraverso un buon marketing".

ascolto, ascolto molto e tutto quello che succede, ma anche dalle cimici degli alberi: se mi schiacci puzzo!

In che direzione sta andando il mercato musicale italiano?
Il mercato musicale italiano si sta evolvendo come altrove, solo un po’ più lentamente, basti pensare che Spotify è arrivato praticamente l’altro ieri quando nel resto del mondo c’è da tempo. Sta cambiando il modo di fruire musica, non la musica. Lo streaming a reddito è sicuramente una delle novità più significative. Non so dove ci porterà tutta questa tecnologia, so però che bisogna stare all’erta.

Come si riconosce un “talento”?
E chi lo sa di per certo? C’è qualcosa, qualcosa che ti spinge. Che ti fa dire: “questo/a mi sta dicendo qualcosa”. A volte il messaggio è più cifrato di altre. Ma quel qualcosa arriva a tutti, basta ascoltare.

Come si crea, praticamente, un’etichetta? Quali sono le tappe da percorrere?
Prima di tutto si va dal notaio e si fonda la società. Poi, ci si iscrive all’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico (Enpals), quindi si richiede la matrice ISRC alla Federazione Industria Musicale Italiana (Fimi). A questo punto, occorre un sito e un abbonamento ad un servizio di classifiche musicali in tempo reale per mandare pezzi e comunicati (io uso EarOne.it). Infine, è necessario un contratto con un distributore digitale, io sono con Believe. Al di là dell’aspetto pratico, però, conta molto il know how, avere gli strumenti che servono per andare avanti su questa strada e credere fermamente nel progetto.

Quanto costa creare un’etichetta?
È oneroso in tutti i sensi: costa tantissima fatica e sacrificio. Economicamente la cosa più cara è il notaio. Per il resto ci si può sempre arrangiare.

"Se volete avviare una start up, siate tenaci e cercate di chiarire prima di tutto a voi stessi il vostro progetto. Un'attenta focalizzazione di cosa si vuole ottenere è il primo passo per riuscire".

Puoi parlarci un po’ del resto dello staff?
Lo staff principale di Cimice sono tutti quelli che partecipano a questo viaggio. Sono tutti coloro che scavano la roccia con noi! Ci sono poi una serie di collaboratori fissi come Fabio Orefice di FM Movie con cui realizzo i video, Fabrizio Ferraguzzo e Luca Pellegrini con i quali realizzo i brani. Poi un altro aspetto fondamentale di Cimice è che l’artista collabora praticamente, fa parte integrante del progetto: ad esempio Martino Corti viene in ufficio tutti i giorni, si occupa delle pratiche SIAE per le serate, pensiamo insieme a come agire per il progetto. Insomma non sta a casa a sperare che io ad un certo punto chiami e dica: “è fatta!”. Per questo parlo al plurale.

Dove lavorate?
Abbiamo un ufficio in condivisione con la Non ho l’età, dividiamo le spese almeno. Viaggiare è importante per vedere cosa succede nel resto del mondo, ispirarti, ma poi se vuoi lavorare per il mercato italiano ci devi essere.

Ci sono stati ostacoli nella fase di start up?
Quelli ci sono tutti i giorni, l’Italia burocraticamente è un paese complicatissimo, praticamente chiamo il commercialista ogni 3 ore per chiedere se posso o meno fare una cosa!

Cosa puoi consigliare ai giovani che vogliono avviare una start up nel settore della musica?
Armatevi di santa pazienza, non pensiate che sia tutto oro, anzi. È un mercato che si sta evolvendo bisogna avere delle ossa belle strutturate. E soprattutto cercate di avere progetti chiari, almeno per voi.

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E se aprissi… un juice bar?

Boccetta di vetro che lascia intravedere un bel colorino accattivante, cannuccia, etichettona e una bella scritta che rassicura “100%Bio”… è tutto qui il segreto del più famoso Juice Bar di NY, il Bob’s Cold Press, così “tutto” che anche le dive ne sono state conquistate. In fondo, “che male c’è”? E la domanda è davvero letterale in questo caso, perché il famoso bar propone un concept che più buono non si può: frutta spremuta dentro una comoda boccetta e se non hai il tempo, puoi fartela recapitare anche a casa. Ai bibitoni colorati, dissetanti e amici della linea si sommano corsi di Yoga e massaggi, insomma un piccolo, goloso tempio del detox. Che la formula funziona anche in Europa lo dimostra la recente apertura del Bob’s Cold Press a Parigi, grazie a Marc Grossman che in Francia aveva già portato concept simili come Bob’s Juice Bar. La prima realtà italiana, invece è stata la Juicebar, nata nel 2009 da un’idea di Maurizio Orlando e Irene Placido e che oggi si sta diffondendo con vari punti vendita in tutta Italia (è partita dalla Lombardia dove ormai ha raggiunto le 8 location). Vogliamo segnalarvi, però, anche la realtà fiorentina Lovelife Juice che recapita (anche alla scrivania) frullati di sola frutta, milk-shake, smoothies e molto altro. Se l’idea vi piace, considerate che per svilupparla dovete seguite l’iter dell’apertura del bar, quello generale lo trovate qui, con tutti i costi, i consigli e le indicazioni per avviare l’attività step by step. Molto importante, però, dare un’identità alla vostra idea con un arredamento particolare, tanto colore e una materia prima impeccabile.
Inventa Lavoro parlava dello Smoothies bar già nel 2009, ecco il post!

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Matrimonio: la versione mini e quella vintage

Oggi, visto il periodo dell’anno propizio e le molte idee in tema arrivate in redazione, parliamo di matrimoni e, in particolare, riportiamo le e-mail più originali. Forse possiamo dare una mano a queste ragazze.
L’idea di Valeria.
“Devo confessare che l’organizzazione dei matrimoni mi è sempre sembrata una cosa stucchevole finché non sono stata coinvolta in quello della mia sorella minore, un matrimonio giovane, curato, pieno di amici e molto, molto animato. Quando la mia Ilaria si è sposata, non avevamo una wedding planner ma siccome lei era in attesa di un bimbo, ha fatto quasi tutto io, curando anche aspetti che in passato mi sarebbero sembrati superflui. Con mia grande sorpresa mi sono divertita tanto e devo ammettere che la parte più bella è stata quella dedicata ai bambini che, mi sono resa conto in quell’occasione, hanno una grande importanza nella cerimonia e nei festeggiamenti in generale. Così mi è venuta l’idea che mi andava di condividere con voi di Inventa Lavoro per avere consigli e idee: organizzare il mini-wedding che è il matrimonio dalla parte dei bambini, dai vestiti alle acconciature, dal loro tavolo al menu che li riguarda, dalle bomboniere ai piccoli bouquet. Quello che mi piacerebbe fare, in pratica, è curare tutti questi aspetti per poi essere presente il grande giorno per la regia del “mini-wedding” che comprende sia il baby-sitting che l’animazione per i piccoli. Pensavo anche di fare un album fotografico solo per i bimbi della giornata. Volevo avere un vostro parere in merito e cercare di capire se qualcuna fa già questo tipo di attività. Potrei anche propormi alle agenzie di wedding planning. Che ne dite?”
L’idea di Sara e Milena. “Siamo entrambe appassionate di musica (doprattutto anni’80) e inguaribili romantiche, così ci era venuta un’idea simpatica per il giorno del “Sì” da proporre agli sposi che vogliono un’alternativa alla musica del vivo e che, come noi, vivono un po’… nel passato. Volevamo proporre un matrimonio con musica “revival”, portando il nostro juke box perfettamente funzionante e personalizzandolo con le canzoni scelte dagli sposi in anticipo. Troppo nostalgico?”

Foto da www.whiteme.net

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Una start up per “farvi le scarpe”!

Vi piacerebbe creare e vendere scarpe disegnate da voi? Adesso potete farlo on line! Ve lo consente una giovane start up che, dopo tanti anni di tentativi e ricerca nel settore, ha lanciato una piattaforma dedicata a tutti i designer/imprenditori. Aliveshoes, infatti, consente di realizzare e lanciare in un solo mese il proprio prototipo di scarpe (un processo standard ne impiega circa 12) con investimenti irrisori (si parte da 49 euro contro gli almeno 50.000 per una produzione tradizionale). Inoltre, nessun problema di distribuzione, reti, consegne, con Aliveshoes tutto questo si fa on line. Vi sembra eccezionale? Beh, anche noi abbiamo avuto la stessa impressione, a tal punto che abbiamo deciso di intervistare i ragazzi che hanno inventato Aliveshoes. Ecco le risposte di uno dei co-founders, Luca Botticelli.

Da dove è arrivata l’idea di permettere di “farsi le scarpe”?
Lavoro alla customizzazione/creazione di nuovi brand di scarpe da più di 10 anni attraverso molti progetti che vanno dalla moda, al marketing all’IT.

Esiste qualcosa di simile ad Aliveshoes all’estero?
Sì, ad esempio c’è www.teespring.com, ma non lavorano con le scarpe, si tratta di capi molto semplici di abbigliamento.

Quali le competenze messe in campo per ottenere un risultato vincente e quale la strategia adottata all’interno della società?
L’unica strategia per fare start-up è fallire, modificare, riprovare finché non funziona. Nel nostro caso, tutto è venuto con il tempo attraverso il continuo perfezionamento del progetto, fino a farlo diventare una società a se stante.

Puoi parlarmi un po’ del resto dello staff?
Siamo 3 Co-founders, io, Marco che è il responsabile Tech, e Michele, responsabile Design. Poi, ci sono 3 collaboratori: Marina che si occupa di logistica e customer service, Simone, responsabile produzione, ed Enrico che è uno sviluppatore web e mobile.

Dove lavorate?
Abbiamo una sede operativa in Italia, nelle Marche, e una seconda ad Amsterdam.

Avete partecipato a dei concorsi?
Abbiamo vinto 4 competizioni internazionali per acceleratori di start-up in questi mesi. Al momento siamo nel più grande acceleratore di start-up in Europa: Startupbootcamp, assieme ad altre 8 start up.

Quali i costi che avete dovuto sostenere?
I principali sono stati quelli per l’avviamento industriale e i costi per il team.

Ci sono stati ostacoli?
Ce ne sono continuamente, è un percorso estremamente duro.

Cosa potete consigliare ai giovani che vogliono avviare una start up?
Tre cose: la prima, diventate veramente professionisti nel vostro campo, la seconda, fatelo solo se volete dedicarci la vita, la terza, scegliete un settore che vi appassiona.

Se volete iniziare il vostro business nel mondo delle sneakers, allora non vi resta che contattarli!
www.aliveshoes.com
www.facebook.com/ALIVESHOES?fref=ts

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Il boom della moda on line

Leggiamo oggi su “Le nouvel Observateur” una breve ma interessante analisi sui siti che vendono moda, su come si sono sviluppati e sul loro successo. Pare, infatti, che questi e-commerce che vengono capi firmati, talvolta di stilisti emergenti, siano stati fonte di cospicui investimenti da parte dei “grandi”, a partire da quello che ha fatto forse da apripista alla tendenza e cioè, Net-à-porter.com, che ha letteralmente spopolato e che poi è stato acquistato da Richmond. Anche Nasty Gal, creato dalla giovanissima Sophia Amoruso come vetrina su e-Bay per acquistare abiti vintage, è diventato un fenomeno capace di dare lavoro, ad oggi, a ben 110 persone! Oggi, nell’occhio del ciclone c’è anche il britannico Farfetch che propone collezioni di giovani talenti. Condé Nast non se lo è fatto scappare e lo ha assorbito per venti milioni di dollari. Gli esempi fortunati continuano (annoverano anche il famoso Videdressing.com) ma, come giustamente sottolinea anche l’articolo de “Le nouvel Observateur” lanciarsi nell’e-commerce fashion non necessariamente dà buoni risultati, la sensazione, infatti, è che soltanto se si è grandi e potenti (e se il sito gira a mille all’ora) si ottengono risultati da capogiro, altrimenti si rischia di restare nell’ombra e prendere le briciole. A nostro avviso, però, ciò non vale se avete un’idea forte perché in fatto di moda da acquistare on line si può fare ancora molto. Anche in questo caso, specializzarsi in uno stile o in un preciso revival può rappresentare la scelta più conveniente. Ci piacerebbe avere il parere di chi ha provato o di chi già lavora in questo settore.

Foto www.facebook.com/NASTYGAL

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