Fotografiamo i matrimoni con la Polaroid!

Serena e Alice, due ragazze di 21 e 23 anni, freschissime di laurea triennale e specialistica, stavano quasi per mollare tutto e partire per Londra, poi hanno deciso di fare prima un ultimo tentativo: puntare tutto sulla loro passione, la fotografia. “A click for two, nato in un pomeriggio davanti ad una spremuta d’arancia, propone servizi fotografici per eventi di famiglia, bambini, ma soprattutto matrimoni”, ci spiegano.

Fin qui nessuna novità, certo, ma le due amiche, in realtà non fotografano questi eventi come fanno tutti i loro colleghi. “Ci ispiriamo a ciò che osserviamo all’estero, allo stile inglese e statunitense, per intenderci, infatti organizziamo anche i cosiddetti engagement shooting, servizi fotografici per immortalare i fidanzati prima delle nozze. Niente pose e, soprattutto, cerchiamo di essere invisibili nel corso della festa! Il nostro obiettivo, infatti, è catturare i momenti in-between, quelli più spontanei ed emozionanti che avvengono naturalmente, senza intrusioni e suggerimenti da parte nostra”. Ma non è tutto: A click for two, oltre al digitale, utilizza anche macchine fotografiche analogiche, toy camera e Polaroid. “Infine, per non annoiare gli ospiti, organizziamo un piccolo angolo fotografico durante il ricevimento, dove gli amici degli sposi possono divertirsi con occhiali, parrucche e altri gadget e… regaliamo una piccola fotografia polaroid da portare a casa come ricordo!”.

Bella idea non vi pare? Visto che la passione per la fotografia impazza, abbiamo chiesto alle due amiche di raccontarci la loro “start up story”. Intanto un consiglio: non improvvisate ma lavorate molto sulla formazione, proprio come le due amiche di A click for two. Serena, ad esempio, ha frequentato i corsi della Shoot Institute a Bologna (www.shootinstitute.it), mentre Alice ha studiato fotografia allo IED di Milano (http://www.ied.it/milano/scuola-arti-visive/corsi-triennali/fotografia/VBA1731I), lavorando anche come fotografa di architettura ed interni. Dopo gli studi, l’ideale sarebbe affiancare un fotografo professionista per un periodo di formazione sul campo, quindi preparate un portfolio e offrite la vostra collaborazione gratuita a studi che si occupano di shooting per matrimoni o altri eventi (per un dialogo diretto con i più accreditati, frequentate le fiere della sposa che si tengono in tutta Italia).

A questo punto, potete mettervi in proprio. “Il vero costo iniziale è quello dell’attrezzatura fotografica. Noi, essendo entrambe appassionate di fotografia da anni, abbiamo potuto utilizzare almeno all’inizio le nostre macchine fotografiche, ma bisogna considerare che per i servizi di matrimoni diventa fondamentale avere due macchine a testa e obiettivi luminosi e molto costosi, spiegano Serena e Alice. Per farvi un’idea dei costi visitate i siti dei principali produttori di attrezzatura fotografica: www.canon.it e www.nikon.it, oppure, fin da ora, segnatevi l’appuntamento con il Photoshow, manifestazione di riferimento in Italia dedicata al mondo dell’immagine, con oltre 300 espositori (dal 22 al 25 marzo 2013 alla Fiera di Milano City; www.photoshow.it).

Acquistato il materiale (tra macchina fotografica, obiettivi, cavalletto e altra piccola attrezzatura potete arrivare facilmente a 4000 euro), gli altri costi per questa attività sono minimi. “Noi abbiamo investito qualche risparmio anche per la comunicazione, in particolare per i biglietti da visita, il sito, il packaging delle foto e per allestire i primi shooting, mentre abbiamo deciso di non aprire subito uno studio, lavoriamo con una semplice Partita Iva. Al momento la nostra vetrina è il sito e cerchiamo di fare tanto passaparola anche attraverso i social network. Internet, però, è spesso un’arma a doppio taglio, aiuta a farsi conoscere, ma può diventare anche un calderone di fotografi improvvisati e inesperti sullo stile “200 euro, tutto compreso”. Bisogna quindi essere capaci di mostrare il proprio valore per distinguersi dalla concorrenza spietata. “Sono poi indispensabili i biglietti da visita che lasciamo a parrucchieri, negozi ed amici. Il passaparola tradizionale (amici di amici, per intenderci) poi, in questo ambito, resta davvero una delle pubblicità migliori!”. E sul fronte dei guadagni? “Questo tasto, all’inizio, è un po’ dolente perché i primi mesi sono di solo investimento, ciò che si guadagna si spende per l’attrezzatura, il sito web e i workshop”. Infatti, mentre scriviamo, Alice e Serena sono a Londra per un aggiornamento “full immersion” e anche per quel viaggio che stavano programmando prima di mettersi “A click for two” in testa! (cercatele su www.aclickfortwo.com)

Vuoi sapere di più su questa professione? Ritrovi Serena e Alice anche nel gruppo Inventa Lavoro di Facebook
Se invece vuoi comunicare con la redazione di Inventa Lavoro oppure raccontare la tua idea di business, scrivi a: inventalavoro@gmail.com

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L’istruttrice cinofila va a nozze

In questo post abbiamo già parlato dei dog sitter a nozze: http://inventalavoro.style.it/2008/04/08/dog-sitter-a-nozze/, ma oggi vorrei tornare sull’argomento perché ho conosciuto un’intraprendente istruttrice cinofila che si è lanciata nel business con successo, offrendo anche un’ampia varietà di servizi. “Dunque, tutto è iniziato dal fatto che, lavorando 24 ore su 24 con i cani mi è capitato di ricevere richieste di dog sitting ai matrimoni dei miei clienti/allievi. Ho quindi pensato che sarebbe stato utile e carino creare un vero e proprio servizio che includesse, oltre al vero e proprio ruolo di dog sitter professionista, anche una fase di preparazione del cane con toelettatura e realizzazione di un accessorio personalizzato”, mi racconta Sarah di Weddings & Dogs che si avvale dell’aiuto di brave collaboratrici, nonché amanti dei cani e ottime amiche. “Oltre al servizio di dog sitting durante il matrimonio, proponiamo anche il Dog Photographer: in collaborazione con la dog sitter, il cane viene incluso in tutti gli scatti più importanti, come un vero e proprio componente della famiglia. Gli scatti includono anche uno shooting prematrimoniale insieme al fedele amico!”. Davvero stravagante! Ma non è finita qui perché la società di Sarah fornisce anche il Dog Fashionist: un piccolo team si occupa della toelettatura e della preparazione di Fido con accessori studiati e realizzati su misura. Il suo look sarà personalizzabile in base alle nuances scelte dalla coppia per il matrimonio ed alle tonalità degli abiti degli sposi. “Scegliamo accessori semplici non invasivi, affinché il cane non si senta umiliato o a disagio”. A questa attività, Weddings & Dogs associa anche quella del wedding planner vera e propria, ma sempre tenendo conto delle coppie che hanno un amico a quattro zampe. Ad esempio, Sarah e il suo team collaborano con con agenzie di viaggio specializzate nell’organizzazione di viaggi di nozze in compagnia di Fido (qualora gli sposi volessero optare per questa soluzione).

E siamo ai guadagni.

“I costi variano a seconda dei servizi scelti dalla coppia. Ci spostiamo in tutta Italia, e per questo bisogna tener conto delle spese di trasferimento. In ogni caso si parte da una cifra di circa 300 euro per un servizio base che include incontri conoscitivi con il cane, preparazione ed accompagnamento durante l’intera giornata”. Siamo davvero curiosi di sapere se ci sia mercato in questo settore e come se la sta cavando Sarah per far attecchire la sua idea. “ Ovviamente questa attività ha già spopolato all’estero. In Italia, paese tradizionalista, è difficile arrivare subito alle persone. Spesso idee innovative spaventano o creano un po’ di scetticismo. Ma confidiamo molto nell’amore per i cani che accomuna la maggior parte di noi: dopotutto chi non vorrebbe con sé il proprio migliore e fedele amico nel giorno più bello e importante della sua vita?”.

Se siete tra questi non perdetevi la consulenza di Sarah. Il suo sito è: www.dogwedding.it.

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Vuoi aprire un ristorante? Ispirati a loro!

La crisi c’è ma alcune donne la sfidano! Come le due vulcaniche ristoratrici che hanno appena aperto i battenti del Maninò sul lungomare di Napoli (www.ristorantemanino.it). La nuova meta del gusto prende il posto di Zi Tore, storica location protagonista di numerose commedie napoletane. Il nuovo ristorante Maninò, in Piazza della Repubblica, alle spalle di via Caracciolo, è stato creato dall’inarrestabile Maria Ciaramella, già titolare dello storico Ristorante Romani a Milano, ma questa volta a gestire la location sarà la figlia Teresa. Ogni aspetto è stato curato nei minimi dettagli: dagli arredi, alle tovaglie, dalla disposizione delle sale ai bicchieri in cristallo, in uno stile elegante ma forte come quello delle due energiche titolari! Le abbiamo intervistate perché siamo convinti che la loro grinta sia contagiosa. Scommettete?

Come è nata la vostra idea di fare impresa nel settore della ristorazione?

Maria Ciaramella. In verità mi è capitato di cominciare quasi per caso. Lavoravo in un altro settore, ma ho sempre avuto il pallino della cucina. Poi d’improvviso un amico mi propose di rilevare un locale a Milano, quello che è oggi il ristorante Romani. Di getto ho detto di sì e con il tempo ho coinvolto anche mia figlia.

Come nasce un ristorante? Quali sono gli aspetti chiave di questa attività?

Maria Ciaramella. La burocrazia è la parte più difficile. Tra autorizzazioni, permessi e altro a volte ti scoraggi facilmente. In linea di massima si comincia con la scelta della location, guardando alle sue potenzialità, poi è importante fare bene la selezione del personale, soprattutto dello chef. In un secondo momento vanno valutati i fornitori i cui prodotti, una volta a tavola, possono fare la differenza. Le trattative sono infinite, ma ci sono anche i momenti in cui ti diverti, come quando prepari il menù. Burocrazia a parte, c’è anche un altro neo: se nella cucina di casa “comandano” le donne, il mondo della ristorazione è ancora soprattutto maschile. Riuscire a spuntarla quindi è una grande soddisfazione.

Quanto conta lo chef in un ristorante?

Teresa Russo. Lo chef è davvero la colonna portante di ogni ristorante, soprattutto per il team che lavora con lui in cucina. I piatti sono vere e proprie creazioni, spesso rivisitate con il suo gusto personale. Proprio per questo nella scelta dello chef ci deve essere una sorta di “innamoramento” a prima vista: se ti piace come cucina, piacerà anche ai tuoi clienti.

A parte la cucina, quali sono gli altri aspetti da curare?

Maria Ciaramella. L’attenzione nella presentazione della tavola. L’accostamento dei colori e la scelta dei materiali possono diventare un biglietto da visita eccezionale, soprattutto se si punta ad una clientela che nota la differenza.

I ristoranti e la crisi: come la mettiamo?

Teresa Russo. Investire sul ristorante Maninò in questo periodo di crisi rappresenta per me una sfida, soprattutto perché si trova in una zona a traffico limitato. Ma bisogna pur guardare avanti e scommettere sul futuro. Io ho deciso di farlo.

Da madre a figlia: la vostra è una storia di “trasmissione di passione”…

Teresa Russo. Quando ho deciso di aprire il ristorante ho affiancato mia madre in ogni aspetto del suo lavoro. Condividevo con lei le scelte degli addobbi, provavo in anteprima i piatti preparati dallo chef, studiavamo insieme i menù. È stata lei a farmi capire come si notano alcune differenze, ad esempio quando la pasta è oramai cotta o quando la verdura non è più fresca. E poi mi ha letteralmente stregata con le sue tavole di charme.

In questo passaggio generazionale come cambiato il mondo della ristorazione?

Maria Ciaramella. Oggi i clienti sono molto più severi nei loro giudizi. Non basta solo portare in tavola un buon piatto, deve essere presentato in un certo modo, bisogna fare attenzione all’ambiente e all’accuratezza del personale.

Consigli per le donne che volessero aprire un ristorante?

Teresa Russo. Armarsi di tanta pazienza. Ma in genere le donne su questo argomento hanno già una marcia in più. Ed essere pronte a fronteggiare qualsiasi emergenza: da un tubo rotto al cliente più esigente.

La vostra ricetta del cuore? Quella “da madre a figlia”?

Teresa Russo. Non abbiamo dubbi, gli gnocchi alla sorrentina, un classico della nostra tradizione gastronomica campana e soprattutto un piatto che ci riporta indietro nel tempo: non mancavano mai sulla tavola dei pranzi domenicali della nonna materna, è stata lei a insegnare a far gnocchi di patate a mia madre e a me.

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Una profumeria molto speciale

C’è un posto a Verona che si scopre per caso. Certo, è nel centro, ma lo si scova solo se si ha voglia di bigiare la visita al balcone di Giulietta e si imbocca il tragitto opposto, con quel desiderio di perdersi che accompagna ogni visita ad una città nuova. In uno dei vicoletti, Via Quattro Spade, c’è Narciso. Sembra una pasticceria d’altri tempi, invece è un coffret di profumi antichi. Alla porta c’è il campanello, oltre la porta c’è un soggiorno. Luigi è Narciso. Questa profumeria è la casa della sua passione per gli odori più preziosi. Ti riceve come fosse un salottino. Non ha fretta. Per anni ha lavorato per una famosa casa cosmetica svizzera, ha girato l’Italia in lungo e in largo. Ha perso il conto delle volte in cui ha fatto e disfatto la valigia. È stato bello fare il messaggero del profumo, andare senza sosta. Ma ora sta. E in questo suo regno, Luigi è un lord, una figura soave, delicata come ciò che lo circonda. Staresti ore a sentirlo parlare di fragranze, di patchouli, di ambra e di caffè. “Il caffè pulisce l’odorato”, dice ad un cliente. Gli credo, credo a tutto quello che dice. Perché è in casa sua, conosce queste scatole come il suo stesso cuore. Luigi vende frammenti di perle e sali depositati da chissà quale mare. E sulle scatole i nomi sono desueti, li leggi e pensi alle fiabe, alle pozioni che fanno restare giovani sempre. Le vorresti tutte. Leggi “Potente effetto tensore” e non sei scettica neanche un po’, perché in questa profumeria non possono “abitare” impostori. E da Narciso le fraganze sono da stillare come facevano le nonne. Inclini la bottiglia, la posi, sollevi il tappo e lo porti dietro il lobo. Senti il profumo che si posa sulla pelle e poi aspiri la scia odorosa dentro quel piccolo movimento del tappo che torna sulla bottiglia. Pensi che quel gesto lo hai fatto troppo poco nella vita, forse addirittura mai. In questo posto, arredato con mobili antichi e poltroncine rivestite di rosa e di verde, è un rito che ci si può concedere ogni giorno, per pulirsi l’anima dallo stress. Le boccette sono sui tavolinetti, sui tavolinetti vestiti di velluto. A me piace Rosso Nobile di Dr. Vranjes. Profuma la casa di mosto, mi ricorda mio nonno che annusava il bicchiere davanti al telegiornale. E poi amo le confezioni che brillano, che hanno tappi come architetture. Amo le scatole scritte d’oro. Penso che a giorni di qui passeranno i Re Magi. Quando esco da Narciso sono trascorsi molti minuti, forse ore. E mi accorgo che profumo ancora un po’, anche senza essermi spruzzata addosso alcunché. Ma forse gli odori ci scelgono. Si annidano dove non sappiamo. Pioveva quando ho suonato il campanello, ora non piove più. Salto le pozzanghere facendo vibrare nell’aria la mouillette imbevuta di Rosso Nobile. Come le ali di una piccola rondine che sta per andare.

 

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Millecenci: tutti gli strofinacci possibili!

Ciao a tutti e ben trovati! Dalle e-mail che ci arrivano direi che la voglia di fare il salto è sempre più forte! Per incoraggiare l’imprenditore che c’è in voi torno a scrivere un post intorno ad una di quelle idee che, entrate nella casella di posta elettronica come semplici bozze, hanno generato un terremoto! È successo che abbiamo ricevuto un’e-mail con dentro un’idea ancora in bozzolo ma tanto carina (e piena di entusiasmo) e a noi di Inventa Lavoro ne ha fatto venire in mente un’altra. Ce ne siamo convinti a tal punto che l’abbiamo seguita passo passo. L’idea è semplice: un punto vendita dedicato unicamente agli… strofinacci. Abbiamo detto subito: “bella, funziona!” E da lì siamo partiti con tutta una serie di interrogativi, miglioramenti e proposte intorno ad un nuovo concept dove la gente può acquistare il proprio strofinaccio, ma anche farselo personalizzare o realizzare partendo da vecchie stoffe. Lo abbiamo immaginato così: un negozio di piccole dimensioni con una parete sulla quale è fissato un lavandino (vero!) dal quale esce acqua (vera!) ma, essendo un lavandino stile “casa della nonna”, la parte inferiore è chiusa con tanti strofinacci legati in fila. Non c’è nulla di più bello della possibilità di “toccare” gli strofinacci! Ovviamente nel punto vendita ci sono canovacci ovunque e di ogni tipo (oltre che costo): ci sono quelli vintage con i ricami, ci sono quelli moderni con i disegnini stilizzati, ci sono quelli con i nomi dei giorni della settimana. Poi, è possibile richiederli con i monogrammi (le iniziali come si faceva una volta) o, addirittura, farsi fare gli strofinacci partendo da un vecchio lenzuolo o da una tovaglia (anche questo, un tempo, usava nel mondo contadino). Abbiamo anche pensato ad un catalogo stile vintage con scene di lavori domestici  che hanno come protagonisti i canovacci. È nato così Millecenci e, adesso, come ogni volta che nasce un cucciolo al quale finiamo per affezionarci, vorremmo tanto che qualcuno adottasse la nostra idea. Se vi piace e ci credete fatevi sotto!

(La bella immagine che illustra questo post proviene da www.soluzionidicasa.it)

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Ricerca esperti

Inventa Lavoro sta crescendo e si sta trasformando. Cerchiamo persone esperte che abbiano tanta voglia di aiutarci a far crescere questa realtà. In particolare ci interesserebbe entrare in contatto con:

- consulenti in start-up di impresa
- coach
- esperti in sviluppo reti franchising
- esperti in diritto del lavoro

Scrivete a: inventalavoro@gmail.com

A presto.

N.B. Poiché ho già ricevuto molte e-mail ci tengo a precisare che, almeno per il momento, non si tratta di un’offerta di lavoro, ma di collaborazione gratuita in cambio di visibilità.

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Professione: capelli lisci

Colpita e affondata da una e-mail bellissima, non solo per l’idea ma anche per l’ottimismo che sprizzava. Confesso che quando una storia mi piace proprio tanto, io ci torno più volte e metto subito in moto la fantasia. Immagino il volto di chi mi scrive, il suo locale, l’idea nella sua forma tangibile e, quando ho gli elementi ed i contatti, approfondisco via Skype o Facebook! Ve la riporto, un po’ limata perché era davvero lunghissima. “Mi chiamo Rita, laureata in Studi Orientali senza la più vaga idea di come cotanto attestato potesse darmi da mangiare. Questo fino a due anni fa quando, fresca di tocco, mi sono regalata il tanto agognato viaggio in Giappone. È qui che tutto è stato chiarissimo. So che vi stupirete ma a colpirmi è stato l’hair styling delle giapponesi… Vi sembra poca cosa rispetto ad una cultura millenaria? Ok, si può andare nel profondo e farsi conquistare da molto altro, quando si fa un viaggio a Tokyo, ma io che ho sempre avuto una passione smodata per le acconciature e il mondo dell’hair in generale, me ne sono tornata a casa con il pallino del liscio perfetto. Ho fatto un brevissimo corso come parrucchiera (se vi interessa questa strada, cercate il vostro googlando “scuole per parrucchieri”), qualche mese di apprendistato e ho gettato le basi per aprire il mio salone (adesso ci siamo quasi). A volte, capisco, non è entusiasmante fare l’apprendista parrucchiera ma io avevo la mia idea… in testa! :) . Così, mi sono data un anno di tempo solo per imparare le tecniche di base e poter partire. Il mio salone farà solo lisci! Piastre perfette! Sono tante, infatti, le ragazze che adorano il liscio (proprio come quello delle giapponesi!) e hanno pochissimo tempo per farsi lo styling. Il mio trucco è stato quello di imparare a perfezione l’uso della piastra, di scegliere i modelli migliori di piastra ed i prodotti che facilitano il lavoro. Non nascondo che le clienti del salone presso il quale facevo l’apprendista, chiedevano che fossi io a lisciare loro i capelli! Proprio quello che volevo ottenere. Oltre a questo il mio punto di forza sono i tempi. In 15 minuti si ha uno styling perfetto e si può venire anche con i capelli già puliti ed asciutti. Infine, prezzi modesti visto che non facciamo tagli, né acconciature elaborate. Non vedo l’ora di appendere l’insegna che, naturalmente, sarà molto in stile jap, ma questa è una sorpresa!”. C’è davvero tutto, mi pare, no? L’idea, i consigli, la storia a lieto fine ;)

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Idee per guadagnare a Natale

Bentornate su Inventa Lavoro che si è rifatto il lifting insieme a Style. Che ne pensate? Io credo che sia molto più funzionale, allegro e ricco. Purtroppo, per un po’, dovrò cercare di smaltire la posta che si è accumulata in mesi di latitanza (causa progetti, crescite, idee ecc… che riguardano anche Inventa Lavoro. Vi aspetta una bella sorpresa :) . Ho pensato, però, di non farlo tutto sa sola questo super lavoro di corrispondenza, altrimenti mi verrebbe la sindrome da “stress di Babbo Natale” (pure lui stressato??? Chi può essere certo del contrario?). Già che ci siamo partiamo proprio da Babbo Natale perché molte di voi mi hanno scritto raccontandomi del pallino per… il Natale. Dice Annarita: “Decorazioni, alberi, presepi, regalini… la voglia di Natale per me dura 365 giorni ogni anno! Mi piacerebbe tanto trasformare questa fissazione in un vero lavoro ma non saprei come fare…”. Moppy, invece, vorrebbe fare la pacchettista, ma ugualmente tutto l’anno. Ad Annarita che mi scrive di avere anche un locale, consiglio di aprire un negozio che possa servire da compravendita di addobbi “usati”. Può partire on line, utilizzando il locale solo come magazzino e restaurando gli addobbi rovinati. Le ho già mandato un’e-mail con molti dettagli per poter partire fin dal prossimo Gennaio (è il momento ideale perché molo spesso in casa non c’è posto per tutti gli addobbi che sono stati acquistati sull’onda dell’entusiasmo e, piuttosto che perdere ore a stiparli in ogni angolino libero si preferisce… regalarli o metterli su Ebay). A proposito di Ebay, vorrei dire la mia: molti credono che essendoci “Lui” le altre forme di commercio on line non abbiano senso. È molto sbagliato: i siti specializzati funzionano comunque. Si perde meno tempo a cercare quello che si desidera. Mentre aspetto evoluzioni da Annarita, mi concentro sulla richiesta di Moppy. Nel suo caso, infatti, funziona il lavoro on the road. Credo che potrebbe essere simpatico attrezzare un’Ape Car che vada in giro a fare solo i pacchi regalo (lasciando dietro di sé una bella musichetta ginglebel ginglebel). I centri commerciali e le varie catene di negozi, infatti, ormai si “attrezzano” per tempo con pacchettisti o banchetti “pacchetto express”, ma se si comprano doni nei mercatini, nei piccoli negozietti o, addirittura, sulle bancarelle (sempre più persone lo fanno), per il pacchetto come ci si attrezza? Consiglio a Moppy di fare un prezzo molto basso, ma variabile (solo carta, bustina, cesto ecc…). Il pack in altri Paesi del mondo è una vera arte e sono molti i blog che insegnano a fare involucri con tutto (ad esempio con la stoffa, giapponesi docent). Moppy può imparare anche a costruire delle scatoline da montare facilmente. Molto interessante, poi, vendere solo il materiale a chi, comunque, il pacco vuole farselo da sé. E per lavorare tutto l’anno? Bèh, dopo Natale c’è San Valentino, poi la Festa della Donna, Pasqua, La Festa della mamma e… di far pacchi è sempre tempo!

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Eppur si muove

Nuove idee, nuove professioni, nuove applicazioni. Presto vedrete un Inventa Lavoro tutto nuovo. Ci stiamo lavorando per aiutarvi a far decollare le vostre idee e a trasformare una passione in professione. Ogni tanto venite a vedere se qualcosa si muove… Grazie!

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Inventa Lavoro cerca…

Ciao a tutti. In tanti mi scrivete perché avete inventato un nuovo lavoro o vorreste inventarlo. In questo momento sto facendo una ricerca sulle ragazze che hanno portato avanti l’attività dei genitori… migliorandola, portando delle innovazioni e… facendone, insomma, un "nuovo", vecchio lavoro. Chi vuole raccontarmi questa esperienza? Naturalmente mi rivolgo anche a coloro che hanno un locale, un negozio, un ristorante "di famiglia" e vorrebbero continuare l’attività ma sono in cerca di consigli. Insomma, a quale dei due poli apparteniate scrivetemi su: inventalavoro@gmail.com! Vi aspetto numerose!

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