Le nuove Pubbliche Relazioni? Si fanno con il sorriso, tanta preparazione e i blu jeans. Parola di Simona Gelosa, ideatrice del progetto NotaMi, un team giovane ed effervescente che si è raccontato per Inventa Lavoro in questa intervista. Se aspirate a lavorare nel settore, leggete e prendete appunti.
Simona, come hai deciso di intraprendere questo percorso?
Il mio percorso professionale è iniziato nel 2008, immediatamente dopo la laurea in Pubbliche Relazioni e Pubblicità. Dopo aver girato alcune agenzie di comunicazione e “provato” tutti i contratti possibili, ho deciso di crearmi uno spazio di comunicazione “a mia misura”.
Ci parli di NotaMi? In cosa si distingue rispetto alle altre agenzie di comunicazione?
NotaMI è un progetto corale che coinvolge persone con professionalità ed esperienze molto diverse. Tutte, naturalmente, provengono dal mondo della comunicazione o del giornalismo. L’aspetto che riteniamo fondamentale è che, in ogni singolo progetto, vengono coinvolti solo i professionisti che hanno esperienze pregresse in campi affini. Se, ad esempio, dobbiamo lanciare il singolo di un nuovo artista, la strategia e l’operatività saranno coordinate da una persona che ha già lavorato in questo campo. E via dicendo per tutti gli aspetti della comunicazione: sceglieremo di volta in volta la personalità e la professionalità più adatta. La nostra forza è nel binomio specializzazione e coordinazione.
Inoltre facciamo del sorriso e del sano divertimento una caratteristica insita ed irrinunciabile. Non crediamo troppo al bon ton stucchevole e ingessato. Ci piace essere in completa empatia con i nostri clienti, se loro lo permettono diamo subito del tu, agli appuntamenti andiamo sempre molto preparati, ma questo non significa che dobbiamo essere necessariamente in tailleur. Insomma, il sorriso è una nostra caratteristica, al pari della preparazione e della serietà.
Come è nata NotaMi? Ci racconti gli step più importanti che hai affrontato per la realizzazione dell’agenzia?
NotaMI è nata un anno fa (proprio nei giorni scorsi ha compiuto un anno!), in maniera molto spontanea. Non mi sono messa a tavolino e ho pensato “ora creo un’agenzia”, anzi. Prima della “struttura”, in realtà è nato il team che poi ho deciso di racchiudere all’interno di NotaMI, ma semplicemente per una questione di identità ed uniformità. Il nome stesso è nato quasi per gioco: cercavamo qualcosa di breve, deciso, ma anche chiaro e simpatico. Giocando con le parole – e grazie, di nuovo, alla condivisione di spazi e tempi con le persone ed in particolare con Elena Sandre, una delle copy più geniali che io conosca – è nato NotaMI, che significa, in forma imperativa, “accorgiti di me”. Lo scopo vero ed unico delle PR e della comunicazione. L’iter di creazione di un progetto come il nostro è molto semplice e snello: burocraticamente siamo tutti freelance (ognuno, per intenderci con la propria partita IVA e il proprio commercialista).
Quali sono stati i principali ostacoli?
Credo che l’aspetto più difficile per chi, come noi, ha messo in moto una macchina simile, sia rendersi credibili e far capire ai clienti – attuali e potenziali – che il nostro lavoro (anche se siamo giovani e non abbiamo alle spalle un nome famoso) deve essere pagato, esattamente come viene retribuito il lavoro di tutti gli altri PR. In quest’anno ci siamo seduti a molti tavoli – anche importanti – per presentare piani di comunicazione che erano sempre molto belli, accattivanti e perfetti finché non si arrivava alla slide “budget”. Io credo che il lavoro di tutti debba essere retribuito sempre, che non si debbano mai fare prove gratuite o accettare compromessi tipo “vediamo se il primo comunicato funziona, poi ti paghiamo”. Quando andate in un negozio di vestiti dite ai commessi “porto a casa questo abito, lo indosso per un po’ e poi se mi sta bene – magari – torno a pagare?”. No, giusto? E allora perché dovremmo accettare una cosa simile noi “comunicatori?”
Quali le spese più ingenti?
Essendo noi – al momento – un team di freelance non abbiamo dovuto sostenere spese per la costituzione di una società. Sosteniamo giornalmente le spese classiche che hanno tutte le persone che lavorano: telefono, trasporti, stampe… niente di eclatante, insomma!
Di cosa non si può fare assolutamente a meno oggi per emergere?
Di preparazione, creatività e tanta voglia di mettersi in gioco. Nessun compromesso e nessuna scorciatoia.
In quanto tempo cresce un progetto come il vostro?
Dobbiamo crescere ancora molto ma penso, comunque, che dopo il primo anno di attività i tempi siano maturi per fare un primo bilancio. Il nostro, allo stato attuale, è molto positivo!
Cosa consigli a chi vuole avviare un business nel settore della comunicazione?
Oltre ad impegno e costanza – che sono fondamentali in questa, ma anche in tutte le altre attività – consiglio di essere il più curiosi possibile, ascoltare ed approfondire. Credo sia fondamentale, inoltre, essere sempre capaci di stupirsi e non essere mai prevenuti.
Cosa vedi nel mondo delle PR di domani?
Il mercato delle PR è molto strano. È molto affollato e tutti pensano di essere in grado di fare ufficio stampa o Pubbliche Relazioni. In realtà, per non fare danni (alle volte la comunicazione può essere addirittura controproducente), occorre grande esperienza, capire quando e come comunicare in modo efficace e anche quando tacere. Negli ultimi tempi, ci si è spostati verso quelle che vengono definite “digital PR” che – se gestite in modo sapiente – amplificano notevolmente la portata della comunicazione attraverso i media tradizionali. Direi che la combinazione “digital + ufficio stampa classico” (e non solo una di esse) sia la strada migliore.



































